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Notizie
Tutte le ultime notizie dalla delegazione regionale Marche di Fondazione Italiana Sommelier

Racconto - Degustazione Az. Agr. Tedeschi - Valpolicella

Elogio ai vini di collina della Valpolicella “Prima bisogna fare un grande vino. Poi un grande Amarone.” (Riccardo Tedeschi)

13/12/2019
Fotografia
Racconto della serata a cura della nostra Sommelier Mariagrazia Vallucci

Nel mese di dicembre, mentre sulla costa fermana imperversava una gelida tempesta, ci siamo scaldati con il calore degli straordinari vini dell’Azienda Agricola F.lli Tedeschi.
Ci hanno accolto la solita eleganza FIS, composta e sempre sorridente, l’ordine impeccabile delle postazioni di degustazione e un gradito omaggio ai partecipanti: un quaderno su cui imprimere il ricordo della serata, il libricino sulla storia della Cantina Tedeschi e la mappatura della Valpolicella di Enogea.
Abbiamo avuto l’onore di ospitare presso la nostra sede il Dott. Riccardo Tedeschi, enologo dell’Agricola F.lli Tedeschi che, unitamente alle sorelle Sabrina e Antonietta, guida questa storica realtà italiana, portando avanti il lavoro iniziato dall’omonimo nonno e dal padre Lorenzo e confermando il ruolo cruciale che la Cantina occupa nel panorama nazionale e internazionale.
Un’azienda che ha fatto del valore della famiglia una strategia vincente e che contiamo venga portata avanti dalle future generazioni Tedeschi, come fanno presagire le marogne, gli storici muri a secco – qui ogni generazione ha il suo – fatti con le pietre della terra del luogo, fondamentali per preservare i vigneti dalle forti pendenze, e che li incorniciano, disegnando quadri naturali che ci spingono a camminarci dentro. Un paesaggio eterno, quello dei vigneti Tedeschi, tutti rigorosamente di collina, che evoca un’archeologia del mondo enoico unica: Monte Olmi, Lucchine, La Fabriseria e Tenuta Maternigo.
Come sempre capita nel mondo FIS, i racconti, le emozioni e la qualità estrema dei vini che abbiamo avuto il piacere di scoprire hanno consentito a una platea rapita di viaggiare e immergersi in una realtà italiana storica, una vera e propria gemma che brilla alla luce del terroir: la Valpolicella. Una zona complessa, fino a pochi anni fa all’ombra dei più celebri Barolo e Brunello, il cui nome è stato più volte sminuito da altisonanti esperti di Marketing. Una terra d’Italia resiliente, bella, unica, che ha creduto nel proprio nome, nelle proprie origini e non si è mai tradita, cercando di capire la vera essenza di un territorio. Qui l’intuizione, la ricerca, il lavoro e la pazienza hanno creato uno dei blend più importanti del mondo.
Riccardo ci ha spiegato che alla sua famiglia non piacciono le cose facili e vogliono ottenere il meglio dalle loro viti. Inoltre, grazie alla continua ricerca che da anni portano avanti in collaborazione con il mondo accademico, varie realtà oltreoceano e alcuni geologi, vogliono dare vita a Cru in grado di veicolare una lettura puntuale della propria terra.
I tratti distintivi dell’azienda Tedeschi sono la capacità di preservare l’identità del territorio, la ricerca costante, il rigore massimo in nome della verticalità. Tutto questo porta a una produzione annua di circa 500.000 bottiglie. Ci mettono molto a definire un vino, cercano un vino che sia capace di stupire con la stessa concentrazione dall’inizio alla fine, che sia in grado di condurre il consumatore in un viaggio interminabile, sia a livello olfattivo sia a livello gustativo.
Colline. Suoli marnosi. Esposizioni ideali. Intere meridiane. Clima temperato. Una sintassi perfetta.
Tra i vitigni principali troviamo vitigni che evocano il cielo, creando vini in grado di assorbire i sogni, dei quali ci siamo inebriati. Altri, seppur con percentuali minori, li accompagnano verso una definizione specifica dei vini, andando a completare il panorama ampelografico della Valpolicella:
Corvina
Corvinone
Rondinella
Oseleta
Molinara
Rossignola
Negrara
Dindarella
Le procedure di vinificazione sono uniche. Il rigore della famiglia Tedeschi massimo.
In degustazione, ci siamo divertiti a confrontare le migliori espressioni dei vini Tedeschi in una retrospettiva caleidoscopica, le cui parole chiave sono state costante rispondenza gusto-olfattiva, verticalità, equilibrio tannico, totale pulizia all’insegna di grandi legni, persistenza e indescrivibile eleganza.

* CAPITEL SAN ROCCO – Valpolicella Ripasso DOC Superiore - 2017
Corvina (35%), Corvinone (35%), Rondinella (20%), Rossignola, Oseleta, Negrara e Dindarella (10%)
Provocatoriamente inserito come vino di apertura della serie, il Ripasso viene generalmente considerato più strutturato del Valpolicella tradizionale. Testimonia la tecnica e il progetto della famiglia Tedeschi di non voler far predominare la potenza a tutti i costi e dimostra il loro concetto di piacevolezza del vino.
Al di là della colorazione, l’overture è costituita da un impatto olfattivo tutto giocato su una nota particolarmente scura, che rimanda alla grafite, alla polvere da sparo, che conferisce un tono di ferrosità estremamente verticale, affiancato da una sensazione balsamica accattivante. Sensazione di frutta di bosco integra e croccante, rossa, piccola. In sottofondo, una nuance che evoca sensazioni delicate di agrume, un’arancia sanguinella, mentre un ricordo di terra rossa prova a impossessarsi del bicchiere.
In bocca, l’ingresso di questo vino è centrato e avvolgente. La trama è correttamente bilanciata ma la cosa che sorprende di più è l’attacco della grandissima sapidità che il vino ha nel bicchiere, sapidità sicuramente legata al suolo dal quale questo vino proviene, oltre al lavoro di grandissima precisione in cantina, dovuta alle precise temperature di fermentazione, la selezione dei lieviti e così via. Fresco, immediato. Splendida integrità tannica, difficile da trovare generalmente nel Ripasso. Tedeschi lavora per avere l’estrazione più soffice possibile con una gestione eccellente. Un raggio di luce nella metodologia.
 
* MATERNIGO – Valpolicella DOC Superiore - 2016
Corvina (40%), Corvinone (40%), Rondinella (20%)
Si tratta di un Cru che si ottiene da un vigneto di recente acquisizione (2006). 
Un po’ di storia. Con il Monte Olmi 1964, Lorenzo Tedeschi è stato uno dei primi a fare un Cru di Amarone (gli altri produttori producevano Amarone ma non da uno specifico vigneto). Avendo avuto da sempre una passione per il Valpolicella, i fratelli Tedeschi hanno voluto seguire le orme del padre e hanno desiderato fare dei Cru dai vigneti migliori.
La proprietà Maternigo si estende per 81 ettari, di cui oggi 31 messi a vite, nella Valpolicella orientale. Grazie alle sue diverse esposizioni e a un’altitudine compresa tra i 290 e i 480 metri s.l.m., la famiglia Tedeschi ha dato il via a un’importante sperimentazione. La mappatura dei suoli ha permesso l’individuazione di alcuni appezzamenti che, per le caratteristiche del terreno, le esposizioni e le risposte della pianta, si sono rivelati veri e propri Cru. Inoltre, da qui è nata la curiosità di fare la zonazione aromatica, andare cioè a scoprire qual è la causa nel terreno da cui derivano certe note olfattivo-gustative.
Fino a un certo punto viene applicata la stessa metodologia di lavoro che si applica per ottenere l’Amarone, vengono quindi selezionate le uve migliori partendo da rese molto più basse direttamente nel vigneto. Invece di ridurre le rese con l’appassimento, queste vengono ridotte all’origine in vigna. Ne derivano concentrazioni zuccherine elevate che si traducono in gradi alcolici importanti.
Il vino, dopo la fermentazione alcolica e la macerazione in acciaio, affina in grandi botti di rovere di Slavonia per 18 mesi e in bottiglia per 6 mesi.
Maternigo è un vigneto connotato da un’elevata densità aromatica e mantiene tanto la freschezza dei vini, che hanno tutti un’ottima acidità.
È un Cru che si gioca tutto intorno al frutto e alla freschezza.
Il quadro olfattivo è molto più articolato e allargato rispetto al vino precedente: domina la speziatura, pepe nero, ma notevoli sono anche le sensazioni di erbe officinali, rosmarino, maggiorana e una nota balsamica distinta di mentuccia. Sensazione ferrosa, ematica, particolarmente importante. Infine, trasmette una piacevole sensazione di frutta rossa.
In bocca, la trama di tessitura è più significativa. Il vino occupa tutto il palato al suo ingresso. La struttura si fa percepire e avvolge piacevolmente. Il tannino non è invadente e la lunghezza rimane interessante.
 
* LA FABRISERIA – Valpolicella DOC Classico Superiore - 2016
Corvina (40%), Corvinone (40%), Rondinella (15%), Oseleta (5%)
Ottenuto dal vigneto omonimo, impiantato all’inizio degli anni 2000 su un territorio di circa 7 ettari a circa 450 m. s.l.m. con esposizione sud-sud-est. Un vero e proprio balcone sulla Valpolicella classica.Si ottiene senza Ripasso, si lavora molto in vigna per ottenere un prodotto ben strutturato. Le uve vengono lasciate surmaturare sulle piante prima della raccolta. Il vino, dopo la fermentazione alcolica e la macerazione in acciaio, affina in grandi botti di rovere di Slavonia per circa 2 anni e in bottiglia per 6 mesi.
Questo vino merita uno dei posti in prima fila tra i top 10 della Valpolicella.
La sensazione speziata e la nota balsamica legata alle erbe officinali sono sempre presenti e si uniscono a delle sensazioni floreali. Qui la frutta inizia ad articolarsi in maniera esponenziale. La sensazione agrumata è più pronunciata e addolcisce quella nuance ematica e ferrosa che è un’altra costante di questi vini e che rende l’impatto olfattivo così articolato. Inoltre, si percepisce molto la ciliegia in confettura, sorretta da una grande e piacevole freschezza. C’è una bellissima sensazione resinosa che ricorda la macchia della pineta ed è una freschezza che va oltre la balsamicità di cui tanto si parla. Eleganza infinita. Ampiezza incredibile. Ciò che si percepisce al naso si sente in bocca. Lunghezza e chiusura interminabili. Lascia una traccia nella nostra emotività.
 
* MARNE 180 - Amarone della Valpolicella DOCG - 2016 
Corvina (35%), Corvinone (35%), Rondinella (20%), Rossignola, Oseleta, Negrara, Dindarella (10%)
Il vino è prodotto con uve provenienti da vari vigneti di collina della Valpolicella, diversi per esposizione e altitudine ma con un comune denominatore: il terreno marnoso che si estende a 180 gradi. Le uve vengono fatte appassire per circa 4 mesi in ambiente controllato. Il vino matura in grandi botti di rovere di Slavonia per 3 anni e resta poi ad affinare in bottiglia per minimo 6 mesi.
Per fare una bottiglia di Amarone ci vuole quasi il doppio delle uve che si usano per fare un vino da uve fresche. Durante il processo di appassimento si concentra molto il rapporto buccia-polpa. Inoltre, avviene la produzione di sostanze dolci, polisaccaridi, polialcoli, aromi, che danno dolcezza e rotondità al vino. In qualità di enologo, Riccardo ci ha spiegato il perché si fa Amarone proprio in Valpolicella e ci ha illustrato come le varietà d’uva della Valpolicella siano adatte a essere appassite. Mentre le altre uve una volta staccate dalla pianta e fatta la vendemmia muoiono, le varietà autoctone della Valpolicella continuano a rimanere vive e a esprimere geni che producono sostanze dolci e aromi. Questo avviene principalmente nell’ultimo mese dell’appassimento. Durante tutto questo periodo le uve si difendono bene dall’attacco della botrite perché producono antiossidanti e continuano a esprimersi bene fino alla pigiatura.
Il motto di Riccardo Tedeschi è “Prima bisogna fare un grande vino. Poi un grande Amarone”. Per questo viene ricercata la verticalità anche nell’Amarone.
Corredo olfattivo importantissimo. Si percepisce la croccantezza del frutto. La nota agrumata è diventata più fresca. Ricorda anche il tamarindo. Nota vegetale rimarcata. È presente anche una nota affumicata, ritorna quindi il ferro, la macchia mediterranea, la frutta rossa, la scatola di sigaro.
Questo vino, appena messo nel bicchiere, si è rivelato austero. Lentamente, ha iniziato poi a donare tutto se stesso.
È estremamente complicato in bocca: parte con un apporto glicerico splendido e un apporto calorico straordinario. Si ha quindi bisogno di ossigenazione, ma non si ha alcuna disidratazione, al contrario una freschezza avvolgente in tutta la bocca. Equilibrio sorprendente. Elegante. Non è un vino potentissimo né iperconcentrato, gioca invece tutte le sue carte nella freschezza e nella fragranza del frutto.
 
* CAPITEL MONTE OLMI – Amarone della Valpolicella DOC Classico Riserva - 2013
Corvina (30%), Corvinone (30%), Rondinella (30%), Oseleta, Negrara, Dindarella, Croatina e Forselina (10%)
Il monumento. Cru, prodotto dal 1964 nel vigneto più vecchio dell’azienda.
Il quadro olfattivo è esattamente agganciato a metà tra i riconoscimenti che abbiamo riscontrato negli altri vini. In questo caso la frutta rossa, anche in confettura e anche un po’ sotto spirito c’è, ma è talmente collimata che diventa difficile da scindere. È un blocco di profumi che vanno delineati. Tabacco biondo, particolarmente fresco. Straordinariamente versatile, il naso ora è vegetale ora è polvere di caffè. Passa dal tamarindo, si ritorna la frutta, alle note resinose, arriva una leggera sensazione di selvatico, con un po’ di cuoio, diventando infine quasi anice.
In bocca questo vino sembra molto meno alcolico rispetto al precedente. Entra molto più aggraziato, poi tutto quello che abbiamo sentito al naso lo sprigiona, lentamente, colpo su colpo. Nota gustativa cioccolatosa, quasi di boero. Eccezionale. Ramo spezzato silvestre. Mirto. Fusione e piacevolezza del tannino. Trama molto più fitta. Fragranza. Un affresco di gusti perfettamente riuscito. Ci aiuta ad abbandonarci con leggerezza alla lussuria del nostro spirito.
 
* CAPITEL MONTE OLMI – Amarone della Valpolicella DOC Classico - 2005
Corvina (30%), Corvinone (30%), Rondinella (30%), Oseleta, Negrara, Dindarella, Croatina e Forselina (10%)
È la prima annata in cui è stata inserita l’Oseleta, grazie alla quale la nota vegetale è ancora più marcata e costante. Elegante. Poi c’è la frutta rossa, in confettura, quasi sotto spirito, inizia a esserci un po’ di prugna disidratata. Nel contempo, c’è la contrapposizione di sensazioni estremamente fresche che lo regola e lo bilancia. La foglia del tabacco è diventata molto più scura, la sensazione resinosa è comunque presente, la nota ematica e la sensazione di grafite persistono. Note balsamiche, mentolate, lattiche, sensazioni di gelso conducono a tostature di cioccolato e polvere di cacao.
Emerge in sottofondo, molto delicata, anche una bellissima sensazione di cardamomo, foglie di tè, bardana.
In bocca è perfettamente centrato, in asse, non ha sbavature.
Come una serata romantica indimenticabile, i cui ricordi tornano in un turbinio infinito di emozioni.
Ci siamo arricchiti, culturalmente e umanamente. In attesa di riaverlo nelle Marche, con Riccardo ci siamo dati appuntamento a Pedemonte di Valpolicella.
Ringraziamo tutti coloro che hanno reso possibile questa serata e, vibranti di curiosità, hanno voluto partecipare al nostro viaggio in Valpolicella, dove il rispetto e la salvaguardia del territorio ci ricorda la tradizione, innovandola.

Mariagrazia Vallucci
Fondazione Italiana Sommelier

Organizzatori:  Marco Medori | Presidente FIS Marche
                         Nicola Urbano | Docente FIS
 
Relatori:            Dott. Riccardo Tedeschi | Titolare ed Enologo Agricola F.lli Tedeschi
                          Raul D’Alessandro | Presidente FIS Veneto
                          Nicola Urbano | Docente FIS
 
Accoglienza:      Elèna Ioan | Docente FIS
 
Sommelier FIS:  Emanuele Paoletti Teodori
                           Thomas Jorio
                           Elisa Cardinali
 
Servizio fotografico: Michele Marconi | Sommelier FIS
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